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Il mistero dell'Enrosadira

Tanti anni fa sulla catena montuosa del Catinaccio viveva Re Laurino, lo scaltro re dei nani, che passava le sue giornate scavando nelle viscere della montagna alla ricerca di gemme preziose.

Proprio sul Catinaccio, in quella conca che ancora oggi resta innevata fino a tarda primavera, c’era un tempo adagiato il giardino delle rose di questo Re, un vero e proprio vanto per Laurino, che lo curava con amore e dedizione.

Tra i suoi tesori, il re possedeva una cintura magica che gli permetteva di diventare invisibile.

 

Un giorno il Re dell’Adige diede una grande festa a cui invitò tutti i nobili delle montagne e delle valli limitrofe…tutti ad eccezione di Re Laurino. Indispettito, il re dei nani ci andò lo stesso indossando la sua cintura per non farsi vedere da nessuno. Alla festa c’era anche Similde, la bellissima figlia del Re dell’Adige. Laurino se ne innamorò al primo sguardo e, sfruttando la sua invisibilità, la rapì, la caricò sul cavallo e la portò con sé nel suo regno sul Catinaccio.

Il Re dell’Adige però, non restò con le mani in mano e con il suo esercito marciò verso il regno di Re Laurino, deciso a liberare sua figlia.

Il re dei nani era sicuro che nessuno lo avrebbe scovato perché, grazie alla sua cintura, poteva rendersi invisibile…ma non aveva tenuto conto di una cosa: le rose, calpestate dai suoi stivali, ne rivelarono in breve tempo i movimenti; così, ai soldati del Re dell’Adige bastò seguire il sentiero di rose calpestate per raggiungerlo, acciuffarlo e strappargli la cintura magica.

Al povero re dei nani non restò che arrendersi e consegnare al padre la bella Similde.

Furibondo, prima di essere portato via, Re Laurino si voltò di scatto verso il giardino di rose che tanto aveva amato e che lo aveva tradito e lo maledisse giurando: “Né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti", e così, dove un tempo c’erano quelle bellissime rose non restò che la nuda roccia.

In preda all’ira però, Re Laurino si dimenticò di includere nella maledizione i due momenti dell’alba e del tramonto, durante i quali non è né giorno né notte.

Per questo, ancora oggi, all’alba o al tramonto, possiamo ammirare dapprima un bagliore di un rosa tenue, poi sempre più acceso, che colora i picchi rocciosi per diversi minuti, fino a poi scomparire del tutto.
 

Questo è il fenomeno da tutti conosciuto come Enrosdira, che significa letteralmente “diventare di colore rosa”. La particolare colorazione che assume la roccia delle Dolomiti al sorgere e al calare del sole, deriva dalla roccia che dà il nome a queste montagne, la dolomia, che contiene un composto di carbonato di calcio e magnesio.

Questa pietra, a seconda dell’inclinazione dei raggi del sole e della minore o maggiore limpidezza dell’aria, soprattutto in estate, assume dei riflessi rosa all’alba e al tramonto.

Il fenomeno interessa in realtà quasi tutte le Dolomiti, ma è particolarmente visibile sul massiccio del Catinaccio (in tedesco Rosengarten), nella conca dove un tempo c’era il giardino di rose incantate di Re Laurino.

20+C+M+B+21
STRAUBEN…e non serve aggiungere altro!