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20+C+M+B+21

20+C+M+B+21 è una scritta realizzata con il gesso bianco che viene fatta sull'architrave della porta di casa proprio in occasione dell'Epifania.
Si tratta di una benedizione della casa.
E' una tradizione molto diffusa in Alto Adige, è la celebrazione dell'arrivo dei tre re Magi e di questa usanza ne esistono diverse sfumature.

Sulla Strada del Vino in Alto Adige, ad esempio, si celebra con un’usanza molto speciale, il cosiddetto “Rachn geahn” (letteralmente: andare a incensare).
Solitamente il giorno prima della festività si prepara tutto l’occorrente per questa celebrazione domestica: gesso, incenso e acqua santa, il tutto precedentemente benedetto in chiesa, insieme al sale che impedisce che l’acqua santa congeli nelle fredde temperature invernali. La sera del 5 gennaio oppure il 6 gennaio, tutta la famiglia gira per la casa con una pentola che funge da turibolo e dalla quale esce il fumo dell’incenso e si prega per la protezione della casa o del maso durante l’anno appena iniziato.
Sulla porta si scrive con il gesso la sigla C-M-B e l'anno corrente.
Le lettere C, M e B hanno due significati: sono le iniziali dei nomi tradizionali dei tre Re Magi – Gaspare (Caspar in latino), Melchiorre e Baldassarre, ma sono anche l’abbreviazione delle parole latine Christus mansionem benedicat, ovvero “Cristo benedica questa casa”.
Il simbolo “+” rappresenta la croce e i numeri 20 e, ad oggi, 21, rappresentano ovviamente l’anno 2021.

 

In altre zone invece, a cominciare dal 26 dicembre e fino ai primi giorni del nuovo anno, è usanza augurare il buon anno con i canti del periodo natalizio. Questo compito è affidato ai Cantori della Stella (in tedesco Sternsinger) che vanno di casa in casa, rallegrando le famiglie con canti e poesie.
In questo caso sono I Cantori della Stella che tracciano sulla porta d'ogni casa visitata la benedizione.
E' una tradizione molto diffusa in Alto Adige che si è diffusa anche in altre parti dell'arco alpino e in diverse zone del Nord Europa.

 

Perchè si chiamano Magi?
I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché riversassero alle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia, la parola Magi è la translitterazione del termine greco magos e si tratta di un titolo riferito specificatamente ai re-sacerdoti dello zoroastrismo, una religione nota in Persia. I tre re Magi erano quindi probabilmente astronomi, sacerdoti che studiavano i segni del cielo, specie attraverso le stelle. Erano studiosi, sapienti.

 

Ma forse non sapete che esiste un quarto Re di cui nessuno parla...perché non arrivò in tempo, si perse per strada...

Vero o no, credenti o meno, non importa, tutto questo fa parte della nostra tradizione e io credo sia importante preservarlo, perchè è la nostra storia.

Perciò vi auguro un buon giorno dell'Epifania con la storia di Artaban, La storia del quarto Re Magio, in fondo una storia di amore e di generosità, una storia che parla della parte migliore di ogni uomo.


(tratta da “L’altro Re Magio” di Henry Van Dyke)
 

Nell’antica Persia,
in una città di nome Ecbatana,
viveva un uomo
chiamato Artaban.

Artaban faceva parte
di una remota comunità
di studiosi zoroastriani
conosciuti come Magi.

Gli Zoroastriani erano
astrologi e credevano
nella ricerca
del bene e della luce.

All’apparire di una Stella
più lucente delle altre,
Artaban annunciò alla sua comunità
che presto avrebbe raggiunto
altri tre Magi, per cercare con loro
il Re d’Israele appena nato.

Venduti tutti i suoi beni,
Artaban comprò tre preziosissimi
gioielli: uno zaffiro, un rubino
e una perla.

Voleva portarli con sé
per farne omaggio
al Re. Cominciò così
il viaggio di Artaban.

Quando partì, aveva solo
dieci giorni per incontrarsi con
i tre compagni al monte di Nimrod,
presso il Tempio delle Sette Sfere.

Ma, mentre Artaban si avvicinava
al Tempio, il giorno dell’incontro,
vide sulla strada un uomo agonizzante,
che si lamentava.

Che fare? Dare una coppa d’acqua
a quell’uomo morente
o proseguire, affrettandosi
per raggiungere gli altri Magi?

Dato che i Magi non erano
solo astrologi, ma anche
medici, Artaban si fermò.

Con la sua perizia e la sua sapienza
assistette per ore l’infermo, lo curò,
fin quando non gli tornarono le forze.

Dopo essere ripartito e dopo
aver raggiunto il luogo dell’appuntamento,
Artaban scoprì che i suoi amici
se n’erano andati.

Fu così costretto a vendere
lo zaffiro per comprare
una carovana di cammelli per
affrontare il prosieguo del viaggio.

Arrivò a Betlemme proprio mentre
i crudeli soldati di Erode stavano
massacrando i bambini innocenti
di quella città.

L’uscio di una casa era
aperto, e Artaban poter ascoltare
una mamma che cantava
la ninna nanna al suo bambino.

La donna gli disse
che i suoi amici Magi erano
giunti a Betlemme
tre giorni prima.

Avevano trovato Giuseppe
e Maria e il loro bambino,
e avevano lasciato i loro doni
ai suoi piedi. Quindi erano scomparsi
misteriosamente com’erano arrivati.

Giuseppe aveva preso sua moglie
e suo figlio ed era partito in segreto.
Girava voce che fossero andati
molto lontano, in Egitto…

All’improvviso, all’esterno della casa,
rumori, grida, confusione, pianti di donne.
E poi un grido disperato:
“I soldati di Erode
stanno uccidendo i bambini.”

Artaban si affacciò all’uscio
e vide una banda di soldati che
correva per strada, con le spade sguainate
e le mani insanguinate.

Il capitano raggiunse la porta,
ma Artaban lo fermò e gli diede
il rubino, chiedendogli di lasciare
in vita la mamma e il suo bambino.

Quindi Artaban, sempre seguendo il Re,
raggiunse l’Egitto, cercando dappertutto
le tracce della piccola famiglia
che era fuggita prima che arrivasse a Betlemme.

Per 33 anni, Artaban continuò a vagare
alla ricerca del suo Re, spendendo
la sua vita aiutando i poveri e i malati.
Alla fine, arrivò a Gerusalemme,
nei giorni della Pasqua.

C’era una grande commozione
a Gerusalemme. Improvvisamente,
una donna, fatta schiava per debiti.
mentre veniva trascinata in catene dai soldati,
si gettò ai piedi di Artaban.

Prendendo l’ultimo dei suoi tesori,
la perla, lo diede alla ragazza:
“È per la tua libertà, sorella!
È l’ultimo dei tesori che avevo
tenuto per il mio Re”.

Mentre Artaban parlava,
un forte terremoto scosse la città.
Fu colpito da una tegola.

Artaban seppe
che stava per morire
senza aver trovato il suo Re.
La ricerca era finita,
ed egli aveva fallito.

La giovane schiava riscattata, abbracciando
quell’uomo vecchio e morente,
udì una voce dolcissima, e poi vide
che le labbra di Artaban si muovevano
lentamente.

Artaban: “Ah, Maestro, ti ho tanto cercato. Dimenticami.
Una volta avevo preziosi regali da offrirti.
Adesso non ho più nulla.”
Gesù: “Artaban, tu mi hai già dato i tuoi doni.”
Artaban: “Non capisco, mio Signore.”

Allora quella voce inconfondibile
tornò a farsi sentire, e la donna
poté udirla chiaramente.

Gesù: “Quando ero affamato,
mi hai dato da mangiare,
quando avevo sete,
mi hai dato da bere,
quando ero nudo,
mi hai vestito.
Quando era senza un tetto,
mi hai preso con te.”

Artaban: “Non è così, mio Salvatore.
Non ti ho mai visto affamato,
e neanche assetato.
Non ti ho mai vestito.
Non ti ho mai portato nella mia casa.
Per trentatré anni ti ho cercato,
ma non ho mai visto il tuo volto
e non ti ho mai aiutato, mio Re.
Non ti ho mai visto fino ad oggi.”

Gesù: “Quando hai fatto queste cose
per l’ultimo, per il più piccolo
dei miei fratelli – tu le hai fatte per me.”

Artaban si rivolse alla donna
che aveva liberato dalle catene:
“Hai sentito che dice Gesù?
Abbiamo trovato il Re.
L’abbiamo trovato
ed egli ha accettato tutti i miei doni.”

Un lungo sospiro di sollievo
esalò flebilmente
dalle labbra di Artaban.

Il suo viaggio era finito.

I suoi regali
era stati accolti.
L’altro Re Magio
aveva trovato il Re.

 

E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

 

-MUKU-

Un inizio è sempre una cosa buona
Il mistero dell'Enrosadira